Coronavirus: con lockdown ansia e depressione meno gravi in afasici post ictus

Coronavirus: con lockdown ansia e depressione meno gravi in afasici post ictus

La pandemia del Covid-19 ha influito sulla salute mentale delle persone con gravi conseguenze psicologiche. L’isolamento dovuto alla pandemia non sembra però aver avuto lo stesso impatto sulle persone con afasia, legata ad un ictus, rispetto ai soggetti sani.

Uno studio italiano pubblicato su ‘Frontiers in Psychology‘, ha evidenziato un aumento dei livelli di ansia e depressione che si è dimostrato più grave nella popolazione anziana sana rispetto alla popolazione afasica oggetto dello studio, pur avendo sperimentato entrambi i gruppi un significativo peggioramento degli indici legati ad ansia e depressione durante il lockdown.

“Questo risultato a prima vista positivo suggerisce in realtà come il Covid mascheri la situazione drammatica che affligge la popolazione afasica. Le persone con afasia vivono sempre in uno stato di isolamento sociale e quindi d’instabilità emotiva. Questi ‘modi dell’essere’ sono talmente connaturati alla loro condizione acquisita da confondere, paradossalmente, gli effetti del Coronavirus”, ha detto Paola Marangolo, dell’Università Federico II di Napoli e direttrice del Laboratorio di ricerca sull’afasia dell’Irccs Fondazione Santa Lucia di Roma, coordinatrice dello studio in collaborazione con il Laboratorio sperimentale dell’afasia di Torino, diretto da Alberto Giachero.

Gli afasici sono persone che, dopo una lesione cerebrale, generalmente a carico dell’emisfero sinistro, sviluppano disturbi nella produzione o comprensione del linguaggio; pur avendo conservato le loro capacità intellettive, non possono parlare. Nei casi più gravi non riescono a comprendere il significato delle parole, che diventano un insieme di suoni indistinti appartenenti ad una lingua ignota.

I disturbi del linguaggio che affliggono le persone con afasia hanno spesso una ricaduta drammatica sulle interazioni sociali, sulla qualità della vita e sul benessere emotivo.

Allo studio hanno partecipato 73 persone con afasia che avevano completato il loro percorso di neuroriabilitazione e 81 volontari di controllo anziani. Ad entrambi i gruppi sono state somministrate due scale di autovalutazione dei livelli di ansia e depressione (Hospital Anxiety and Depression Scale; Hads test) e alle persone afasiche è stato inoltre richiesto di rispondere ad un questionario di valutazione sulla qualità della vita (Stroke and Aphasia Quality of Life Scale Questionnaire; Saqol-39). Per entrambi i questionari sono state comparate le risposte in riferimento a due momenti distinti: ‘prima’ e durante’ il ‘Covid’.

Per restare in tema, ricordiamo che il Coro degli Afasici (nella foto) rappresenta uno dei progetti più interessanti portati avanti da anni dall’associazione Alice Fvg Trieste onlus.

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